Si può essere un atleta di bodybuilding e allo stesso tempo essere vegano? Sì. William De Lellis ha sfatato ogni pregiudizio e lo ha dimostrato di persona, essendo Man’s Physique World Champion pluricampione nazionale e regionale. Atleta, preparatore atletico, ma anche educatore sportivo nella disabilità, personal trainer nutrizione sportiva e coach online. De Lellis è un campione pluripremiato nella sua disciplina. Ha all’attivo 15 podi consecutivi dal 2020 a oggi. Ha saputo dare una svolta alla sua vita, prendendo una decisione che gli ha portato grandi benefici, ma ha deciso anche di aiutare chi ha bisogno di rimettere in sesto il proprio fisico.
Come nasce la passione per il bodybuilding?
È uno sport che mi è piaciuto da quando ero piccolo. All’epoca facevo karate, ma appena potevo scappavo nella sala pesi. Avevo sei anni e restavo a guardare chi si allenava. Il primo contatto con i pesi è nato così. Da adolescente ho iniziato ad allenarmi. Ero affascinato dai film americani di bodybuilding.
La scelta di diventare vegano come è nata?
Da ragazzo ho mangiato tanta carne, però poi le analisi erano sballate per troppe proteine. Allora ho ridotto la palestra, ho fatto meno allenamenti e sono partito per l’Australia, un Paese meraviglioso. Lì sono diventato vegano. Una decisione che ho preso soprattutto per motivi etici, che sono diventati poi una scelta di vita, che riguarda non solo l’alimentazione, ma anche l’abbigliamento e ciò che si usa nella vita di tutti i giorni. Poi ho ripreso ad allenarmi, seguendo questa dieta.
Nel tuo sport l’alimentazione è importante, quali benefici hai avuto diventando vegano?
L’alimentazione nella mia disciplina è fondamentale, così come è fondamentale che sia completa. Diventare vegano mi ha portato vantaggi immediati. L’ho visto subito dalle analisi, dai miei valori che erano sempre buoni e stabili, per esempio quelli relativi al colesterolo. La pelle era molto sottile. Da quando sono vegano sono sempre in forma, anche in fase di bulk (la fase di aumento di massa muscolare) non ingrasso mai. Inoltre, riesco a mantenere la percentuale di grasso molto bassa in qualsiasi fase. E poi sono migliorate le performance in sala pesi.
In che modo?
I carichi sono raddoppiati. E questo grazie al fatto che, da quando sono vegano, mi stanco raramente.
Il veganismo quanto è diffuso nel tuo sport?
Ora si sta creando un certo interesse, ma come per tutte le novità serve sempre un esempio, qualcuno che apra la strada.
E tu in questo sei stato un po’ pioniere, con il tuo esempio e con le tue vittorie sei diventato un riferimento per i ragazzi che non solo desiderano avvicinarsi alla tua disciplina, ma anche al veganismo?
Sì, sono un atleta, ma anche un vegan coach. La figura del preparatore atletico come si sa è importante perché si prende cura dell’atleta dall’inizio alla fine.
Chi segui come vegan coach?
Un po’ tutti, anche come età. Sono persone che praticano questa attività sportiva legandola al benessere. Numericamente sono un po’ meno le persone che poi porto in gara, la maggior parte lo fa per rimettersi in salute, per recuperare i valori delle analisi con la dieta vegana.
Oggi il veganismo in Italia a che punto è? È difficile reperire i prodotti?
Adesso l’offerta è maggiore rispetto a prima, ma mi piacerebbe che ci fossero più prodotti sul mercato. Essendo ancora pochi si può variare meno e questo può rappresentare un limite, a volte. Molti prodotti non vengono importati, per esempio la Germania è un Paese che è molto avanti quanto a offerta, invece, in Italia le marche presenti sono ancora poche, due o tre. A volte alcuni prodotti sono mono marca.
Possiamo dire che manca ancora una cultura vegana nel nostro Paese?
Sì, io ci ho messo del tempo per formarmi. Ho studiato, cercato, provato, viaggiato. Ho fatto ricerca, mettendo assieme ciò che trovavo da più parti. È una formazione continua e non è facile perché appunto c’è ancora poca offerta. Ho visto gelaterie e ristoranti vegani che hanno aperto e poi chiuso, pur avendo prodotti buoni. C’è ancora un preconcetto da dover superare.
Una persona che si approccia alla tua disciplina che tipo di benefici può ricavare, che cosa dà il tuo sport?
È uno sport che aiuta l’autostima, che dà sicurezza. C’è però una cosa importante da dire e cioè che essere muscolosi non vuol dire essere violenti. Non si devono confondere le due cose. Inoltre, è importante essere seguiti sempre da persone di fiducia che hanno fatto prima un percorso di vita e che a loro volta hanno avuto buoni esempi.
Tu hai avuto dei buoni maestri?
Sì.
Che messaggio vuoi dare ai giovani che si avvicinano al tuo mondo?
Il consiglio che vorrei dare è di seguire un obiettivo che parta da qualcosa che si sente dentro, non solo per seguire una moda. Un qualcosa che possa aiutarli all’inizio e che possa aiutare altri in futuro.
E’ quello che ha fatto William, che intanto continua ad allenarsi per la sua prossima sfida: “Vorrei andare negli Stati Uniti per l’Arnold Classic”, ha detto. C’è un anno di tempo per prepararsi. E allora buon lavoro e buoni allenamenti.