di Daniel De Rossi
La serie The Last of Us ha saputo creare un universo narrativo coinvolgente, lasciando il pubblico con domande e riflessioni sul destino dei suoi personaggi. Pur mantenendo un alone di mistero, la prima stagione ha gettato le basi di una storia intensa, in cui la sopravvivenza e l’umanità si intrecciano in un contesto post-apocalittico. Adesso, con l’arrivo della seconda stagione, in onda su Sky da lunedì 14 aprile, emerge un interrogativo fondamentale: in un mondo in rovina, è possibile trovare ancora un barlume di umanità? Per trovare la risposta, in questo secondo capitolo, composto da sette episodi, si ripartirà dal senso di colpa di Joel e dalla determinazione di Ellie nel cercare un futuro migliore, nonostante tutto.
Durante una conferenza stampa a Los Angeles, l’attore protagonista Pedro Pascal ha commentato con grande emozione questa nuova avventura:
“Penso che ci sia qualcosa di veramente emozionante nel dare a tutti un’altra stagione di una serie che tutti hanno amato e su cui tutti hanno lavorato così duramente e in cui hanno investito così tanto. La mia mentalità è stata quella di essere grato per questa opportunità. Allo stesso tempo, però, questa esperienza, più di qualsiasi altra che abbia mai avuto, mi ha reso difficile separare ciò che i personaggi stanno attraversando da come mi fa sentire personalmente. E quindi, in un certo senso, ho sentito il loro dolore”.
L’attore cileno, rivolgendosi alla co-protagonista Bella Ramsey, ha poi commentato il salto temporale di cinque anni che caratterizza il passaggio dal primo al secondo capitolo:
“Penso che sia stata una bella impostazione da parte di Craig e Neil, che la prima cosa che ho potuto girare è stata solo tu e io, in un ambiente piuttosto intimo. C’era una distanza incredibilmente dolorosa tra loro due, ma siamo comunque riusciti a stare sul set e a divertirci, ridere e cose del genere. Ed è stato incredibilmente confortante, è stato come tornare a casa.”
A proposito di Bella Ramsey, l’attrice britannica candidata agli Emmy ha raccontato di aver ricevuto, durante le riprese della prima stagione, una diagnosi di autismo. Un membro della troupe aveva notato delle somiglianze con i comportamenti della figlia, affetta dallo stesso disturbo, e così Ramsey ha deciso di sottoporsi a una visita specialistica, dove le è stato confermato quanto immaginato. L’attrice ha rivelato che la diagnosi l’ha aiutata a comprendere alcuni suoi comportamenti che prima non riusciva a spiegarsi:
“Mi ha permesso di camminare nel mondo con maggiore grazia verso me stessa, anche quando non riesco a svolgere le semplici attività quotidiane che per gli altri sembrano naturali. Ho sempre osservato e imparato dalle persone. Il fatto di dover imparare più consapevolmente come socializzare e interagire con gli altri mi ha aiutato anche nella recitazione.”
Vissuta dai protagonisti come un’esperienza catartica, la nuova stagione torna con grande attenzione a un elemento tipico dei videogiochi da cui è tratta la serie: la reintroduzione delle spore. Negli episodi precedenti, il fungo Cordyceps, responsabile dell’epidemia, aveva assunto un ruolo diverso. Nei videogiochi di The Last of Us, le spore giocano un ruolo cruciale come vettore principale di diffusione dell’infezione. L’inalazione di queste particelle può condurre a una trasformazione in infetto, creando così un costante stato di tensione e pericolo. Inoltre, esse evidenziano l’unicità di Ellie: la sua capacità di attraversarle senza effetti negativi sottolinea il suo raro stato di immunità.
The Last of Us si presenta così non come una serie che offre risposte definitive, ma come un invito a riflettere su ogni scelta, sul peso dei ricordi e sul valore intrinseco della resilienza. La storia di Joel ed Ellie diventa un simbolo delle innumerevoli domande che il mondo moderno pone, lasciando lo spettatore libero di interrogarsi sul significato di redenzione, coraggio e speranza.