Si intitola “The Large Glass” la mostra curata dall’artista americano Alex Da Corte, che sarà visitabile fino al mese di ottobre 2026 al MAXXI, inaugurando una nuova prospettiva nel programma espositivo, volta al coinvolgimento di artisti e intellettuali per reinterpretare le Collezioni del museo. Il progetto combina opere di artisti moderni e contemporanei e si distingue per la sua capacità di proporre un intreccio narrativo in cui il tradizionale concetto di presentazione di una collezione museale si unisce alla visione nuova e dinamica della mostra. Il visitatore è invitato così a riflettere sulle dinamiche dell’alterazione e del mutamento, attraverso una selezione di opere del patrimonio museale del MAXXI, tra dipinti, installazioni, fotografie e opere di architettura. I lavori di grandi maestri dialogano con quelli di giovani autori contemporanei, dando vita a un racconto corale inedito, arricchito dalla visione personale e concettuale dell’autore. Alex Da Corte, riconosciuto a livello internazionale per il suo linguaggio multidisciplinare, ha costruito un percorso che supera le barriere tra le arti: muovendosi tra il concreto e l’astratto, la narrazione del curatore invita il pubblico a immergersi in un viaggio tra i movimenti dell’universo, nel tempo e nello spazio. A partire dall’enigmatica fotografia di Luigi Ghirri del 1978 dal titolo Modena, il percorso espositivo mette in scena una lenta marea che evoca una riflessione sull’organico e il fenomenologico, superando i confini tradizionali delle discipline artistiche per proporre una narrazione corale e immersiva. Questa immagine, carica di ambiguità e poesia, diventa la metafora di una “pelle invisibile”, una membrana sottile capace di separarci e al contempo unirci agli altri e al mondo. La mostra si articola attorno agli archetipi della natura: acqua, vento, fuoco e terra. Elementi che non rappresentano solo il legame tra l’essere umano e il mondo naturale, ma diventano simboli potenti di concetti universali come la crescita, la decadenza e la trasformazione. Attraverso un approccio alchemico, la mostra conduce il visitatore verso un’esperienza che culmina in una riflessione sull’ “età del vetro”. Con questo progetto, il MAXXI sottolinea l’importanza delle sue attività di acquisizione e conservazione, in un percorso che non solo celebra il patrimonio esistente, ma propone un racconto vivo, in costante evoluzione, capace di dialogare con il presente e il futuro. La mostra della Collezione MAXXI, The Large Glass, allestita nella Galleria 4 del museo, si presenta come un viaggio che celebra il perpetuo scambio e dialogo tra le opere d’arte e gli artisti che le hanno concepite. Tra i protagonisti dell’esposizione curata da Alex Da Corte spiccano nomi di fama internazionale, con opere selezionate per la loro capacità di raccontare storie universali attraverso le loro personali prospettive. Tra queste, oltre a Modena di Luigi Ghirri, c’è The Globe di Atelier Van Lieshout, una rappresentazione del nostro pianeta che invita a riflettere sui confini mutevoli e sulle visioni contrastanti della Terra. Si prosegue con Mixing Parfums di Massimo Bartolini, un’installazione che stimola i sensi e l’immaginazione attraverso una porta girevole che diffonde nell’aria fragranze naturali, come il profumo delicato del gelsomino e l’essenza intensa della terra. Si prosegue con opere come Mappa di Alighiero Boetti, che rappresenta il mondo attraverso un linguaggio visivo unico, e White Bed di Domenico Gnoli, artista capace di esaltare i dettagli quotidiani per trasformarli in simboli universali. For the Benefit of All the Races of Mankind di Kara Walker è un’opera potente che svela, attraverso immagini forti e incisive, la storia dolorosa del razzismo. Fire Tires di Gal Weinstein, per la prima volta in mostra al MAXXI, evoca un momento di violenza sospeso nel tempo, in cui i materiali utilizzati suggeriscono una trasformazione molecolare, simbolo di mutamento. Il percorso prosegue con altre opere emblematiche, tra cui Untitled (Redemption) di Francis Alÿs, Senza titolo di Marisa Merz e Sculture di linfa di Giuseppe Penone, tra i protagonisti più significativi del movimento dell’Arte Povera. Arricchiscono ulteriormente il racconto della mostra le opere di Wolf Kahlen, con i lavori Trespassing e Light Loss e Preparing the Flute di William Kentridge. Il percorso espositivo si estende poi ai progetti architettonici, tra cui il Bivacco Fanton dello studio DEMOGO e The Lantern dello studio AWP, che non solo riflettono sull’evoluzione dello spazio urbano, ma si intrecciano con una riflessione più ampia sull’identità e sul rapporto tra costruzione e natura. Infine, la fotografia contemporanea completa il percorso con opere che esplorano forme instabili, come quelle catturate da Stefano Cerio e le immagini delicate e sperimentali di Rachele Maistrello. I lavori dialogano con la struttura stessa del MAXXI, il cui linguaggio fluido e dinamico rappresenta una cornice perfetta per accogliere una mostra che celebra la continua trasformazione dell’arte contemporanea.